Sull’incendio di Città della Scienza

COMUNICATO DEL 5 MARZO 2013 – BANCAROTTA BAGNOLI

Ieri sera le fiamme hanno distrutto l’area museale e alcune aree adiacenti della Città della Scienza di Bagnoli, a poche centinaia di metri dallo spazio che occupiamo.

La notizia ha già fatto il giro del mondo. La magistratura si è messa subito al lavoro per stabilire la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità. Allo sgomento dei cittadini di Bagnoli e Coroglio e dei lavoratori di Città della Scienza, si è presto unita l’indignazione di tutta la città, di voci del mondo scientifico, dei sindacati e della politica. La velocità e la modalità con cui si è sviluppato l’incendio e le prime indiscrezioni sul lavoro degli inquirenti, unite alle circostanze che caratterizzano la travagliata storia del polo museale, i blocchi dei finanziamenti, i rischi del fallimento, le polemiche legate all’utilizzo dei suoli e al progetto di riqualificazione dell’area, all’impatto ambientale e paesaggistico, alla distribuzione di posti di lavoro, gli interessi economici pubblici e privati che negli anni si sono scontrati su questo territorio e in particolare sul litorale, tutto fa pensare alla natura dolosa dell’incendio, anche se attualmente non sembra esserci alcun elemento per stabilire un probabile movente.

Città della Scienza dopo l'incendio

Città della Scienza dopo l’incendio

Stamattina siamo stati all’assemblea dei lavoratori di Città della Scienza, trasformata in appuntamento pubblico e conferenza stampa, dalla presenza massiccia di cittadini, associazioni, esponenti del mondo politico-istituzionale e sindacale e giornalisti, con l’intento di far sentire immediatamente la nostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici di Città della Scienza, la maggior parte dei quali non percepisce lo stipendio da 6 o addirittura 12 mesi.

Vista dall’alto la desolazione dell’area colpita dall’incendio si aggiunge alla desolazione del resto dell’area Italsider, su cui è ancora assente alcun progetto di riqualificazione reale, dalla bonifica al recupero del litorale, dal parco verde al parco dello sport. Esclusi alcuni pochi progetti che fin’ora non registrano alcuna utilità sociale come la Porta del Parco.

Sappiamo bene che la distruzione della struttura rappresenta la perdita di una ricchezza enorme in termini scientifici e sociali, che valeva la pena difendere e insieme lottare per renderla più accessibile e fruibile per tutta la città, bambini adulti e genitori, come risorsa scientifica per le scuole e per gli enti di formazione. Del resto l’unico progetto di riqualificazione realmente esistente a fronte della desolazione dell’intera area, che aveva raccolto tante energie positive e speranze di rinascita di un territorio martoriato e avvelenato dall’insediamento industriale prima, e poi dall’abbandono e dalle speculazione.

Registriamo la volontà espressa da più parti di contribuire con manifestazioni pubbliche, impegni politici, risorse e raccolte fondi alla ricostruzione immediata del polo. Tuttavia ci sembra prioritario fare chiarezza su quello che è accaduto, su quali interessi e quali poteri hanno giocato eventualmente un ruolo in questo atto infame.

Siamo disponibili a mantenere una relazione permanente con i lavoratori e anche con i fruitori della Città della Scienza, più che per esprimere solidarietà a parole, per dare un contributo a mantenere in vita, assieme ad altri, ad alcune attività di quella struttura che rappresentano la risposta ai bisogni della comunità, e opportunità di crescita.

Allo stesso tempo ci sembra sia inevitabile cogliere l’occasione per riaprire un dibattito pubblico che restituisca centralità democratica e protagonismo ai soggetti reali del territorio, ai suoi abitanti e a chi lo attraversa, sulla trasformazione e sulla rinascita del quartiere, come chiave dell’emancipazione sociale per tanti condannati altrimenti alla precarietà o alla fuga. Rimettendo al centro i diritti sociali e la trasparenza, per ricostruire non solo Città della Scienza, ma un’idea complessiva di sviluppo territoriale a partire dai bisogni dei soggetti che ci vivono.

Solidarietà ai lavoratori di città della Scienza!

Facciamo subito chiarezza sull’incendio!

Ricostruiamo un’idea democratica di trasformazione urbana ed ecologica del territorio!

Post Scriptum

A chi dice che non gli interessa capire chi è stato e perchè, senza rendersi conto di divenire così complice, noi rispondiamo.

Vogliamo vederci chiaro in tutta questa faccenda. Non ci fermiamo all’emotività: Napoli deve cambiare, Bagnoli deve riprendersi, ma non sarà la nobiltà dei nostri sentimenti a risolvere la situazione. Se Città della Scienza fosse morta lentamente, come stava accadendo, tra mancati finanziamenti, personale non pagato, fratture interne, interessi e giochi di potere, mi chiedo: ci sarebbe stata questa ondata di indignazione?

E l’infame che l’ha incendiata, chi l’ha mandato, insieme a tutti coloro che l’hanno permesso ed erano d’accordo, non si aspettavano una simile reazione?

Contro chi ci stiamo battendo? Non lo sappiamo.La “camorra terroristica”, la “gente cattiva”, i “napoletani ignoranti” rischiano di divenire un alibi per l’ipocrisia. Ricostruiamo Città della Scienza, ma senza riaffermare la nostra dignità, la democrazia, la trasparenza, significa farne l’ennesimo feticcio, di quello che in realtà è stato un sogno per un’intera generazione di trasformare il futuro di un quartiere sofferente, un sogno infranto in mille pezzi, mentre uno dei pezzi che si erano salvati se ne va oggi a fuoco. Non è il pezzo che dobbiamo salvare, ma il sogno e la possibilità concreta che ai cocci si sostituisca qualcosa di reale, attraverso il nostro protagonismo. E non c’è finanziamento pubblico o pianto collettivo che possa restituircelo.

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