#16NOV – #FIUMEINPIENA sarà un’ESONDAZIONE CONTINUA

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Una mobilitazione dai numeri straordinari (settantamila, centomila!?), sicuramente la più grande manifestazione per il diritto all’ambiente e alla salute che si sia tenuta a Napoli con una piattaforma così avanzata. Non solo la protesta contro gli sversamenti di rifiuti speciali, ma anche il no all’attuale piano rifiuti, alle discariche e agli inceneritori e la rivendicazione che chi ha inquinato paghi finalmente i danni sociali.

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Una moltitudine impressionante che chiede le bonifiche ma pretende il controllo popolare sulle stesse perché non si fida più di chi l’ha avvelenata. Connessioni che non esistono solo nel documento scritto dalla piattaforma organizzatrice ma si riproducono nei cartelli, negli slogan e negli striscioni, nel corpo vivo di una mobilitazione che grida “non ci rappresenta nessuno!”. Un avviso anche a se stessa, alla sfida di legare sempre più l’orizzontalità dei processi decisionali con l’efficacia degli stessi. Uno dei grandi nodi dei movimenti contemporanei.

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Non mancano certo le contraddizioni, eppure, scorrendo il corteo, era forte la consapevolezza che dai rifiuti speciali agli inceneritori si tratta dello stesso sistema di profitto, che insieme alle ecomafie vede coinvolte tante forze istituzionali ed imprenditoriali. Era forte la consapevolezza che per fermarli bisogna scacciare il business dall’ambiente. Che si tratta in fin dei conti di una questione di democrazia reale, di decisionalità dal basso, di autodeterminazione popolare contro le regole della speculazione. Non è un passaggio da poco in un territorio come il nostro, praticamente da sempre a “cittadinanza subalterna”.

Molti rappresentanti istituzionali vengono contestati e quando un “icona” della mobilitazione, il sacerdote della Terra dei Fuochi, Don Patriciello, nel suo intervento dal palco inciampa in un saluto compiacente a Giorgio Napolitano, la piazza intera fischia quel Presidente che troppo spesso ha garantito chi distruggeva la nostra terra.

Poi leggiamo i giornali online e ci rendiamo conto che è proprio questa presa di parola dal basso, questa “pretesa” decisionale ad essere immediatamente negata. Gran parte del sistema di comunicazione mainstream pubblica articoli prestampati: per loro la manifestazione è un’unico grido di dolore che chiede semplicemente due cose, finanziamenti per le bonifiche e per una nuova militarizzazione della “Terra dei Fuochi”. Insomma la gente chiederebbe semplicemente la “presenza dello Stato”, come se non ci fosse “Stato” abbastanza in questi anni, a speculare nelle discariche co-gestite coi mafiosi, in quelle trasformate in basi-militari, nel reprimere le proteste popolari…

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Sono narrazioni che ci ricordano indirettamente quanto sia davvero complicato, quanta strada c’è da fare perchè il #fiumeinpiena rompa davvero gli argini. Connettendosi come oggi alla sollevazione che si è propagata dalla Valsusa a Napoli. Sviluppando pratiche che inceppino il sistema che specula sulle nostre vite. Legando sempre più le rivendicazioni per il diritto alla salute a quelle per il diritto al reddito, come ci ha già mostrato la manifestazione del 19 ottobre, per un’unica “grande opera” che si chiama riappropriazione del presente.

Una strada lunga, ma almeno questa storia è di nuovo in movimento!

Leggi anche:

• Il Mattino

NapoliMonitor

Corriere del Mezzogiorno

Il Fatto Quotidiano

Fanpage

Napoli Today

Parallelo Quarantuno

 

Guarda video:
Youtube

Fanpage

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