“11 Aprile 2013 – 11 Aprile 2014”

La sede della BagnoliFutura

La sede della BagnoliFutura

NOI NON DIMENTICHIAMO!
…siamo ancora in BANCAROTTA…

Nell’Aprile del 2013, poco più di un anno fa, la Magistratura ha ordinato il sequestro dei suoli ex Ilva-Italsider della società di trasformazione urbana BagnoliFutura, di cui il Comune di Napoli è socio di maggioranza, aprendo una maxi inchiesta sulla (falsa) bonifica dell’area occidentale: ventuno degli ex vertici della società sono stati accusati di disastro ambientale, falso in bilancio, truffa e miscelazione di rifiuti industriali.
Ecco il link alla notizia

Nell’operazione fu coinvolta anche l’ex Banca Italsider, occupata e liberata dal collettivo Bancarotta il 2 giugno 2012 e diventata uno spazio di aggregazione e bonifica sociale nel deserto post-industriale di via Coroglio. A un anno di distanza la situazione è cambiata, ma sempre a favore degli speculatori: mentre Bancarotta rimane sotto sequestro, la Porta del Parco, sede di BagnoliFutura, viene riaperta.

Questo evidenzia come la Magistratura continui a tutelare gli interessi di chi ha inquinato e ingannato Bagnoli per 20 anni, tentando di indebolire e fermare i movimenti che, molto prima che le istituzioni si svegliassero e si rendessero conto di ciò che accadeva sul quartiere, hanno inchiestato e denunciato il disastro ambientale.
Il Collettivo (attivo ora al Lido Pola ndr) non ha voluto far passare inosservata la data e ha deciso di porre sotto sequestro popolare la Porta del Parco, informando i passanti e i cittadini circa lo stallo e l’indifferenza che caratterizza l’approccio delle istituzioni e della magistratura rispetto alla questione Bagnoli.

Sequestro popolare

Sequestro popolare

“Ad un anno dal sequestro, continua la devastazione, è fermo tutto il resto” recitava uno striscione posto davanti ai cancelli. “Noi oggi siamo qui a mettere sotto sequestro popolare, ancora una volta, la sede di Bagnoli Futura – dichiara uno degli attivisti del collettivo – per dire, come abbiamo fatto in questi mesi, usando lo slogan “chi ha inquinato deve pagare”, che noi individuiamo nella Bagnoli Futura uno dei maggiori responsabili del disastro ambientale e della mancata messa in sicurezza dei suoli e del mare, in un territorio in cui si continua a morire di tumore e in cui non c’è nessun idea di sviluppo per il deserto industriale che, al di là delle piccole cattedrali costruite da Bagnoli Futura, continua a non offrire alcuna possibilità di cambiamento per questo quartiere”.
Il sequestro é continuato per qualche ora tra la solidarietà dei passanti e, nonostante l’arrivo di una volante della polizia che ha tentato più volte di chiudere i cancelli, gli attivisti hanno continuato con il volantinaggio e la comunicazione con gli abitanti del quartiere raggiungendo poi gli spazi dell’ex banca Italsider, dove è stato appeso uno striscione e lasciato un emblematico messaggio sul muro.

Bancarotta

Bancarotta

STOP Repressione!

STOP Repressione!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Archiviato in Bagnoli, Bancarotta, Bonifica

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