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Da Zero81.org: #Napoli sotto attacco nella partita decisiva tra l’Europa neoliberale e l’Italietta delle grandi opere bloccate

Pubblichiamo di seguito un articolo sulla fase politica in città da Zero81.org

#Napoli sotto attacco nella partita decisiva tra l’Europa neoliberale e l’Italietta delle grandi opere bloccate

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Sotto attacco dell’idiozia
L’omicidio di Davide Bifolco, quello di Ciro Esposito, la cronaca, la sociologia, le inchieste televisive sul caffè e la pizza; il commissariamento di Bagnoli, la sospensione di De Magistris, la criminalizzazione dei movimenti sociali, dai disoccupati agli studenti passando per gli spazi sociali, la retorica sulla legalità; gli editoriali del Corriere del Mezzogiorno, de Il Mattino. Uniamo i puntini, leggiamo il disegno: Napoli, la nostra città, è sotto attacco.
Non si tratta di un complotto, ma di una scomposta strategia di restaurazione. I protagonisti sono noti: i poteri forti, i costruttori, i gruppi editoriali, le fondazioni, i baronati accademici, le lobby delle discariche e degli inceneritori, le associazioni di categorie del commercio e dell’industria, i partiti politici – il PD, Bassolino e il vecchio “carrozzone” del centrosinistra campano, e le destre, da un lato quelle in giacca e cravatta, istituzionali, dirigenziali e di governo, e le “destre sociali”, i fascisti, i mazzieri, la mano manovrata e corrotta del potere costituito, dall’altro –, infine “l’armata dei sonnambuli”: quella massa di cittadini delusi, disorientati, vittime della loro stessa condizione e delle passioni tristi che si porta dietro.
In questo scenario prendono posto gli opportunismi di sorta: pezzi di ceto politico in cerca di ricollocazione e di riciclaggio, blocchi sociali organizzati attraverso le vecchie strategie dei privilegi, delle promesse dei “posti di lavoro”, delle “corsie preferenziali”.
Di fronte a tutto ciò sarebbe troppo stupido o troppo pavido, non dare una chiave di lettura, prendendo posizione ed assumendosene la responsabilità.

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IL MOVIMENTO CHE VOGLIAMO PER BAGNOLI

Un po’ di pazienza, e cerchiamo di spiegare e chiarire alcune cose che ci premono…
Apprendiamo da una frenetica attività di marke(t)ting che ci sarebbe una Napoli in Movimento, che vorrebbe aprire una nuova era: l’Era del Riqualificare.
Cosa si nasconde dietro questo accattivante logo? Qualcosa si muove dietro l’ennesima “kermesse” di musica e spettacolo bagnolesi, che esalta le “Magnifiche sorti et progressive” del nostro amato quartiere: Riqualificazione, Green Economy, Movida, Turismo e Mobilità.
Ci fidiamo del nostro intuito e con un po’ di esperienza e tiriamo a indovinare: cominciamo ovviamente dalle cose più urgenti in questo periodo di crisi, ossia dalla Movida!!!

Sono spuntati come funghi in questi anni i locali notturni, sul litorale che va da Coroglio a Pozzuoli, e molti di questi vanno davvero forte. Nel fine settimana e durante tutta l’estate l’intera zona si riempie fino al collasso di automobili e di decibel. I pionieri di questa geniale idea di sviluppo per il quartiere, che a loro dire ripaga con centinaia di posti di lavoro le notti insonni dei bagnolesi, il traffico, i disagi e la negazione dell’accesso al mare, sono oggi gli animatori di questo movimento. Ma questi signori lo sono stati anche ieri e l’altro ieri, e sono sempre gli stessi: sono gli amici di quelli che Bagnoli l’hanno governata, insieme alla città e alla regione. Sono quelli che hanno sottoscritto gli accordi, investito i soldi, costruito, disposto sui posti di lavoro, distribuito meriti, demeriti e diviso i soldi.

La movida l’hanno fatta dunque, il turismo invece ancora non gliel’hanno fatto fare: ma alberghi, casinò, porti turistici riempiono le fantasie di questi signori da anni, spesso tradite sui trafiletti dei giornali. Peccato che molte di queste idee siano delle sciocchezze irrealizzabili – data la straccioneria degli imprenditori italiani – oltre a essere fuori da qualsiasi vincolo normativo e a rappresentare un pericolo ulteriore per l’impatto sul paesaggio e sull’ambiente, e un’ingiustizia per tutti i napoletani che vorrebbero semplicemente accedere a una splendida, naturale e gratuita risorsa di tutti come il mare che bagna la nostra città. Qualcuno lo ha capito e dunque ci tiene ad aggiustare il tiro: movida e turismo sì, ma con la Green Economy (del resto ogni economy è green: sia quella che fa girare i verdoni, sia quella di chi al verde ci sta… ); un’espressione che è diventata un grande lasciapassare: basta pronunciarla e tutti ti danno fiducia.
Poi c’è la Mobilità: che vogliano risolvere il problema del trasporto pubblico in Campania? O si tratta dell’ennesima pista ciclabile? Qualcuno addirittura vuole riciclare i binari della ferrovia del vecchio cantiere.. per farne cosa? Una pista ri-ciclabile?
Infine c’è la Riqualificazione. Qual è qui il modello a cui mirare: quello di Bagnoli Futura SpA? La società di trasformazione urbana – che doveva bonificare, riqualificare e rivendere i terreni dell’ex area industriale, i cui vertici delle passate amministrazioni sono finiti sotto inchiesta per truffa e disastro ambientale, i cui terreni ed edifici sono stati posti sotto sequestro e poi misteriosamente dissequestrati in parte, e che nonostante i suoi totali fallimenti (la mancata bonifica e le inaugurazioni-pagliacciate della Porta del Parco e quelle mai fatte come il Parco dello sport, la mancata valorizzazione, l’aggravamento dell’inquinamento e lo sperpero di denaro pubblico) è stata ulteriormente finanziata in questi anni dalle amministrazioni comunali – fa certamente scuola.
Ma anche gli arenili non sono stati da meno: hanno dimostrato che non serve fare le bonifiche integrali rispettando i vincoli, ma che è possibile continuare a piantare ombrelloni e sdraio mettendo in sicurezza la sabbia, e spendendo molti meno soldi – anche se sempre pubblici ossia di tutti e sempre sponsorizzati dalle amministrazioni pubbliche alle solite imprese che vincono gli appalti – mettendo un bel tappeto di moquette verde sulla sabbia, oppure coprendo la sabbia inquinata con una nuova, e mettendo una barriera di scogli a protezione, cosicché le tempeste avvistandola possano magari ripensarci a riportare la sabbia dei fondali inquinati sul bagnasciuga?!

L’area ovest di Napoli è a un altro giro di boa. Oltre il litorale c’è l’mmenso oceano della trasformazione urbanistica in cui galleggiano ancora anche altre situazioni: la Mostra d’Oltremare, l’ex-Cinodromo, lo Zoo-Edenlandia, l’ex base Nato. E, su queste, le nubi tempestose dell’abbandono e il vento minaccioso della speculazione.
Scommettiamo, in ogni caso, che la stagione dei sequestri (e ne abbiamo visti tanti in questi anni) stia per finire.
D’altra parte, pare che proprio quest’anno scada il piano urbanistico, ed è facile indovinare quali interessi si muovano per cambiarlo: ci sono appunto i concessionari sul litorale – quelli legalmente in una botte di ferro, quelli che si fregiano del loro passato operaio e mangiano sul loro presente clubbistico come il circolo Ilva, quelli come la fondazione Idis che fanno divertire e imparare i bambini e gli adulti stipulando convenzioni con le scuole ma pur facendo gli scenziati non hanno mai dato un’occhiata al terreno che calpestano, all’aria che respirano, al mare che hanno di fronte e alle persone che ci passano (una città della scienza ma nessuna scienza a servizio della città), e quelli semiabusivi o abusivissimi – tutti vogliono mantenere il privilegio di una miniera d’oro commerciale vista mare. Quelli del Turismo e della Movida per capirci, della Green Economy e della Mobilità.
Ci sono i costruttori, come il gruppo Caltagirone, proprietario dell’ex Cementir, che nonostante la crisi vanno sempre forte perchè si sa: in Italia c’è un sacco di gente senza casa, ma di cemento pronto da colare per farci “i dineri” ce n’è sempre.
C’è la Fintecna, erede dell’IRI creato da Mussolini, di proprietà della Cassa depositi e prestiti, a sua volta proprietà del Ministero dell’Economia e di un gruppo di istituti bancari (di questi tempi una garanzia, insomma!): noti colossi pubblico-privati della finanza che pur essendo coperti dai soldi dello stato (quindi nostri) vanno in giro a fare convegni per spiegare alle pubbliche amministrazioni i vantaggi delle privatizzazioni e delle svendite di beni demaniali e servizi pubblici. Quelli della riqualificazione.
Potremmo andare avanti.

Ma cosa sta accadendo a Bagnoli? Proviamo a spiegarvelo, scusate la lunghezza.
Come la delibera del consiglio comunale – che prescriveva di rivedere il piano di concessioni e di realizzare gli interventi di bonifica e ripristino della linea di costa necessari alla realizzazione di una grande spiaggia pubblica, come richiesto dalle firme di oltre 14.000 napoletani, con la campagna di Una spiaggia per tutti – era rimasta disattesa, così l’ordinanza sindacale, emessa dalla giunta De Magistris, che imponeva a Fintecna di presentare un progetto per la rimozione della colmata, a Città della Scienza di presentare le mai pervenute certificazioni dell’avvenuta bonifica dei suoli su cui insiste, e al gruppo Caltagirone di accollarsi la messa in sicurezza ambientale dell’area della Ex Cementir, non ha sortito alcun effetto. La bocciatura del ricorso al TAR presentato da Fintecna non ha impedito alla società – che dovrebbe muoversi nell’interesse pubblico visto che è controllata da capitali pubblici – di “fare il piattino” al Comune di Napoli esigendo i crediti della Bagnoli Futura Spa: 60 milioni di euro che condannerebbero la stessa alla bancarotta, e il Comune, già in predissesto, alla resa.

1959380_10203133568409505_98692760_n Nel frattempo, Città della Scienza promuove come dato l’accordo che permette la ricostruzione sulla spiaggia (quando le norme e il buon senso prescriverebbero di fare altrimenti), sancendo l’ennesimo schiaffo alla volontà dei napoletani e garantendo una solida ala protettiva a tutti i concessionari legali e abusivi che continuano illegittimamente a insistere sul litorale. Tutto questo senza preoccuparsi delle reali motivazioni che portarono all’incendio del 2013, che gli inquirenti sarebbero propensi ad attribuire alla “pista interna”. Una vecchia classe politica e imprenditoriale prova a ricompattare un blocco sociale per garantire gli interessi politici ed economici delle solite lobby, con la complicità di tanti politicanti di professione, e facendosi scudo di tanti “agitatori” socio-culturali utili idioti di logiche ben più pesanti delle loro.

Il futuro che tutti questi si immaginano per le nuove generazioni che hanno studiato, lavorato e visto i loro parenti morire di cancro qui a Bagnoli qual è? Pulire i cessi dei loro alberghi per 800 € al mese? Fare i lavapiatti, i barman e i bagnini guadagnando la metà di quello che costa mediamente il servizio a un utente? Fingere di aprire imprese innovative, partite Iva e districarsi nella giungla del freelance e dei progetti sociali fino a che non arriva il prossimo pescecane o il prossimo taglio ai finanziamenti? Elemosinare queste ed altre punizioni per non essersi presi in mano il proprio futuro? Su un territorio sotto disastro ambientale, senza spazi pubblici fruibili e senza servizi sociali?
Spiacenti, noi non siamo disponibili.

Vogliamo quindi chiarire, a scanso di equivoci, che l’idea che abbiamo di territorio, comunità, produzione e vita è radicalmente un’altra, incompatibile con quella di una classe imprenditoriale e politica che ha saputo creare solo sfruttamento e speculazione, lasciando il resto alla desertificazione e alla devastazione ambientale.
Pensiamo, al contrario di questi, che stare in movimento significa mettersi in gioco, avere la capacità di trasformare il presente e immaginare il futuro, il coraggio di rompere con ciò che non va per fare spazio ad altro.
Non pretendiamo, come altri, di avere ricette e soluzioni. Ci muoviamo sul piano della sperimentazione, del “camminare domandando” che abbiamo imparato dalla storia delle comunità zapatiste. Sappiamo di certo che quello che c’è non è quello che vogliamo.

Non rinunciamo però ad avere un orizzonte di senso: quello della democrazia radicale, che per noi significa partecipazione attiva, autonomia da partiti e istituzioni, indipendenza, costruzione di comunità. Un orizzonte che oggi ci indicano le lotte per la dignità, per i diritti come la casa, la salute e il reddito, e per resistere alla crisi.
Ma non ci limitiamo a evocarlo: proviamo a sperimentare il cambiamento a partire da noi stessi. Lo pratichiamo attraverso la riappropriazione sociale e la riconquista degli spazi che la speculazione privata e l’abbandono negano alle comunità, spazi come Bancarotta, Villa Medusa e il Lido Pola che oggi vivono grazie alla cooperazione di chi li autogestisce. Questa è la nostra idea e la nostra pratica autonoma e indipendente di riqualificazione. Un’idea che parte dai bisogni reali delle comunità, che non vanno strumentalizzati, ma indagati, compresi per costruire assieme le risposte attraverso l’iniziativa politica e sociale. Per trasformare i bisogni in diritti, a partire dalla tutela della salute, che a Bagnoli passa per il risanamento dell’intero territorio e la bonifica dei mari e dei suoli, perché, come i dati statistici tristemente confermano, nonostante la fabbrica non ci sia più, a Bagnoli si muore ancora di tumore ai polmoni più che altrove.

Forme di controllo popolare sull’operato di enti pubblici e privati e sulle bonifiche, perché non è più accettabile che vengano spesi centinaia di milioni di euro per finte bonifiche, e che qualcuno si arricchisca mentre la gente non arriva a fine mese e si ammala. Né possiamo affidarci alla magistratura che interviene con dieci anni di ritardo.

Se, allora, imprenditori e classe politica tornano all’attacco del piano urbanistico per Bagnoli facendo dell’accordo per la ricostruzione in loco di Città della Scienza la provvidenziale foglia di fico per una grande operazione speculativa e per l’ennesima aggressione a capitalistica a questo territorio, NOI NON CI STIAMO.
Fintecna, Bagnoli Futura, Caltagirone, Fondazione Idis, concessionari del litorale, coperti dal PD: il futuro che hanno in mente per Bagnoli non è ciò che vogliamo!
Abbiamo in mente altro. “Chi ha inquinato deve pagare” non è uno slogan, ma una sacrosanta pretesa: affinché chi fino ad oggi ha lucrato sulla salute, sull’ambiente e sulla dignità negata di questa parte di città cominci a restituire il maltolto, perché non è giusto che a pagarlo siano sempre i più deboli e numerosi. È per queste ragione che facciamo appello alla parte sana della città a mobilitarsi. Questa è la Napoli in movimento che vogliamo e di cui ci sentiamo parte!

#spiaggia pubblica #bonifica sotto controllo popolare #spazi sociali

CHI HA INQUINATO DEVE PAGARE!

UNA SOLA GRANDE OPERA PER BAGNOLI: IL DIRITTO A CASA, SALUTE E REDDITO PER TUTT*!

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TERRITORI FUORI DALLA CRISI – DIBATTITO CON A. FUMAGALLI @ LIDO POLA LIBERATO

|| #reddito #welfare #beni comuni || 

venerdì 8 novembre

ore 16.30

Dibattito con Andrea Fumagalli @ Lido Pola liberato

intervengono Giso Amendola e Francesco Festa 

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Il 19 ottobre a Roma eravamo in 70.000, e per la prima volta dietro uno striscione che parlava di reddito.

Siamo convinti che dopo quella giornata sia necessario tornare a parlare sui propri territori, per costruire un “19 ottobre in ogni città”.
E’ in quest’ottica che si inserisce l’incontro di Venerdì 8 ottobre con Andrea Fumagalli, economista, uno dei principali sostenitori della necessità di introdurre un reddito minimo di esistenza, autore tra gli altri di “Lavoro male comune“.
Nell’area flegrea stiamo provando a costruire uno spazio di discussione comune, una piattaforma politica che abbia al centro proprio la questione del reddito. Le realtà e i soggetti politici che si stanno muovendo verso questa direzione sono diversi tra loro, eppure, mantenendo intatte le singole vertenze, abbiamo deciso di mettere al centro questo tema che ci interessa tutte e tutti.

Interviene :
Andrea Fumagalli

con Giso Amendola e Francesco Festa

AltroModo Flegreo, Cortocircuito Flegreo, Quarto Mondo, Bancarotta

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19 OTTOBRE – COMINCIA L’AUTUNNO: CHE LE FOGLIE MORTE CADANO

1069135_685029261510034_113993621_n Contro tutte le aspettative catastrofiche di giornalisti affabulatori e sinistri professionisti della politica, a Roma ieri è stata una grande giornata di mobilitazione.

Oltre 70.000 persone in piazza, tra movimenti di lotta per la casa, No Tav, No Muos, movimenti ambientalisti, studenti, precari, lavoratori e cassintegrati in lotta per il reddito e i diritti sociali: un corteo nutrito, rabbioso e intelligente, che ha resistito alle provocazioni di qualche mentecatto di Casapound e delle forze dell’ordine, senza lasciarsi spezzare mai, puntando dritto all’assedio ai palazzi del potere (Ministeri dell’Economia, del Lavoro, delle Infrastrutture) e all’acampada finale, tutt’ora in corso a Porta Pia. 

Nonostante la demonizzazione messa in atto da parte dei media, per disincentivare la partecipazione alla manifestazione prima e screditare la tenuta in piazza poi, la maturità e l’unità dimostrate nell’arco dell’intera giornata – e oltre – sono dei chiari segnali di un’esigenza sempre più forte e condivisa, quella di una sollevazione generale che abbatta le politiche di Austerity attraverso pratiche di riappropriazione che ci si auspica si moltiplichino incontenibilmente in ogni città e regione. Un pezzo sempre più consistente di questo paese è in movimento per cambiare lo stato di cose attuale, per resistere alla crisi e alla devastazione che il capitalismo impone ai nostri territori e alle nostre vite: l’assedio e l’acampada non sono che il punto di partenza di un incontenibile processo

sociale di partecipazione che va generalizzandosi e allargandosi a macchia d’olio. 

Dalla prima assemblea di stamattina si è ottenuto l’incoraggiante risultato di un tavolo con il Ministro per le Infrastrutture: un incontro incentrato sull’emergenza abitativa, che si terrà martedì con la partecipazione di altri sindaci di svariate grandi città.

Insomma, quest’autunno inaugura degnamente la caduta delle foglie morte.

E non è che l’inizio!

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA VITA!!! 

Nel frattempo, sembrerebbero ben 14 le persone attualmente in stato di fermo: domattina a Piazzale Clodio ci sarà il processo per direttissima agli arrestati a seguito degli scontri di ieri. Ma in questi casi non ci sono né buoni né cattivi:

CELESTE E SARA LIBERE SUBITO!!! 

TUTTI LIBERI, TUTTI LIBERE!!!

#tuttiliberi #19O #tuttiliberi #cominciadesso

Riportiamo di seguito l’appello lanciato in rete dagli attivisti che sono ancora a Porta Pia:

L’acampada di Porta Pia ha bisogno anche del tuo aiuto!

YES WE CAMP! E ABBIAMO BISOGNO ANCHE DI TE!

Vieni in Porta Pia e pianta la tua tenda insieme a noi!

PER FAR FUNZIONARE L’ACAMPADA ABBIAMO BISOGNO DI:

– Tende, sacchi a pelo, cuscini e coperte: tutto quello che può servire ad affrontare la notte.
– Ciabatte, prolunghe e riduzioni elettriche perché l’acampada ha bisogno di essere alimentata a dovere!
– Chiavette internet, pc, smartphone, macchine fotografiche e videocamere, ma sopratutto persone che abbiano voglia di raccontare insieme a noi questa piazza!
– Tavoli e sedie… in in piazza siamo tanti, non solo giovani e precari ma anche famiglie!
– Viveri e beni di prima necessità di qualsiasi tipo e quantità: in piazza è già stata allestita una cucina solidale, vieni a darci una mano!
– Stoffa e bombolette, cartelloni e pennarelli, tutto quello che può aiutarci a raccontare a tutt* le nostre lotte!
– Sopratutto abbiamo bisogno di te e della tua partecipazione, perché uniti si può pretendere la luna.

AIUTACI A FAR GIRARE!
Seguici su #19O

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Archiviato in #Blockupy Europe, #Magnammeceopesone, #NoSgomberi, Bancarotta, Manifestazioni, Orizzonti Meridiani, Reddito, Solidarietà, Welfare

Open Sud: musica, lotte, controstorie || Arriva il Festival delle lotte meridionali

Open Sud: musica, lotte, controstorie || Arriva il Festival delle lotte meridionali

Un festival per le lotte meridionali

#stop_precarietà #reddito_garantito #stop_subalternità #riappropriazione #diritto_alla_casa #diritto_alla_salute #antirazzismo #beni_comuni

2-5 ottobre CINODROMO DI Fuorigrotta (Napoli)
viale Kennedy 
(a fianco ex Edenlandia, di fronte Cumana Edenlandia, 500mt Metro Campi Flegrei)

verso le giornate di mobilitazione dal 12 al 19 ottobre contro la precarietà, sul diritto al reddito e alla casa

contatti info.opensud@gmail.com

Open Sud

PROGRAMMA:

Mercoledi 2 ottobre dalle ore 22.

CONCERTO Apertura:

MC MARIOTTO
ALDOLA’ CHIVALA’
MARCO ZURZOLO
CICCIO MEROLLA
BISCA
JOVINE
FOJA
E. GRAGNANIELLO
in aggiornamento delle partecipazioni

ingresso al concerto a sottoscrizione (2 euro)

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giovedì 3 ottobre

– ore 17 workshop:
INSORGENZE METROPOLITANE. STORIA E CARTOGRAFIA DELLE CITTA’ RIBELLI. 
Riflessioni a partire dal testo di David Harvey, “Città ribelli. I movimenti urbani dalla Comune di Parigi a Occupy Wall Street” (Il Saggiatore, Milano, 2013)
a cura di
Antonio Pone (Zero81 – Orizzonti Meridiani)
Bruno Martirani (Quarto Mondo – Orizzonti Meridiani)
Danilo Caracciolo (Aula LP Lettere Precarie – Orizzonti Meridiani)

– ore 20.30 Talk:
CONTROSTORIE“:
Orizzonti Meridiani, i sud e le lotte del Mediterraneo: tra linguaggi del potere e delegittimazione politica per una storia dei movimenti e delle lotte subalterni”

Francesco Festa (Orizzonti Meridiani)- discussant
Francesco Caruso (ricercatore precario)
Fulvio Massarelli (InfoAut, autore de “La collera della casbah. Voci di rivoluzione a Tunisi”)
Luca Persico “Zulù” (99 Posse crew)
Franco Piperno (Orizzonti Meridiani)
bennato opensudOre 22.00: CONCERTO

ForeMare
FRANCESCO DI BELLA – Ballads

EUGENIO BENNATO in concerto

ingresso del concerto a sottoscrizione (5 euro)

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Venerdi 4 ottobre

– ore 17.00 workshop:
“DENTRO-CONTRO E OLTRE LA METROPOLI
pratiche di riappropriazione diretta e riflessioni per abitare il conflitto”,
a cura di Magnammece o pesone.

– ore 17.00 workshop, ore 20.30 il Talk:
“ROMPERE L’AUSTERITY. Cooperazione del lavoro vivo, Reddito garantito e riappropriazione dei servizi per liberarci dal ricatto”

Giso Amendola (Orizzonti Meridiani) – discussant
Marco Bascetta (Il Manifesto)
OZ Officine Zero (Roma)
Cantieri Megaride (Napoli)
Comitato Cassintegrati FIAT Pomigliano
Terre Comuni Calabria
Realtà precarie della Campania
nccp opensudOre 22:00 CONCERTO

E ZEZI 
NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE in concerto

ingresso del concerto a sottoscrizione (5 euro)

—————————————

Sabato 5 ottobre

– Ore 17 workshop sulle lotte studentesche a cura del Collettivo studenti Autonomi Napoli e della rete StudAut

– Ore 17.00 workshop – ore 20.30 TALK:

Lotte ambientali e diritto al territorio, verso l’autogoverno del ‘comune‘”

Luca Recano (Orizzonti Meridiani) – discussant
Movimento No Gas – CSOA Tempo Rosso (Alto Casertano)
Lab. Bancarotta_ Bagnoli (Napoli)
Comitato NoTriv – CSA Depistaggio (Benevento)
Comitato NoMous – CS ExKarcere, CS Anomalia (Palermo)
SPA Arrow (Cosenza)
Comitati ambientalisti campani

Dalle ore 22.00

REGGAE AGAINST AUSTERITY
Pmk family

ingresso della dancehall a sottoscrizione (2 euro)

area stand, web zone, istallazioni, info-point
precari, collettivi, reti, comitati, comunità

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Qui i materiali di presentazione degli incontri principali:

https://www.facebook.com/groups/precari/doc/544994935555771/

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IL GOVERNO LETTA DÀ IL VIA ALLE DANZE SQUADRISTE

Chi ha visto sa la verità: ma non ha solo gli occhi, ha anche la bocca per dirla. I testimoni che hanno assistito alle scene di violenta repressione che ieri hanno avuto luogo in via San Sebastiano raccontano di aver visto «la polizia accanirsi su questi ragazzini, che hanno iniziato a gridarle tutti contro perché l’atto di violenza è stato proprio palese», di aver visto le forze dell’ordine «caricare senza alcun motivo i manifestanti» e addirittura «uno dei poliziotti prendere una pietra, probabilmente per giustificare l’attacco» [da cui la presunta e inesistente sassaiola di cui riportano molti giornali, ndr.], di aver visto «un cordone di celerini scendere giù e manganellare proprio a freddo i ragazzi che stavano lì, fermi, con lo striscione, gridando gli slogan», di aver visto gli studenti opporsi al tentativo dei poliziotti di prendere lo striscione «ma non con violenza». Eppure, «questi hanno cominciato a tirare “mazzate di morti”, proprio col manganello, a questi ragazzi che erano proprio IN-DI-FE-SI», dato che – qualcuno l’ha sentito – «la persona che gestiva i poliziotti aveva ordinato loro di legarsi i caschi, perché avrebbero dovuto caricarli immediatamente, anche se loro non avessero fatto gesti violenti o estremi». La gente del quartiere si è scandalizzata, ma a chi ha chiesto conto degli accadimenti la polizia ha risposto minacciandolo ostinatamente di percosse in caso avesse parlato. Questo è l’inquietante quadretto che emerge dalle interviste (guarda il video) a coloro che, in maniera non esattamente indiretta, hanno vissuto con noi l’assurdità delle feroci cariche della polizia in pieno centro storico.

Ma facciamo un passo indietro: torniamo a quella stessa mattina (guarda il video) che ha inaugurato le “danze squadriste”. Circa cento tra studenti e ricercatori napoletani si erano riuniti in presidio in piazza Plebiscito, per contestare la visita di bella facciata del neo-Ministro dell’Istruzione Carrozza e per esprimere solidarietà agli universitari della Statale di Milano, brutalmente caricati fin dentro l’edificio dalle forze dell’ordine proprio il giorno prima, a seguito dello sgombero della biblioteca autogestita “Ex-Cuem”. Presenti in piazza anche gli ex-dipendenti dei Consorzi di bacino, tra i quali, però, hanno cominciato a farsi “notare” alcuni nazi-fascisti e, in particolare, Salvatore Lezzi, tra i fondatori di Forza Nuova e processato nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative in combutta coi camorristi. Questi esponenti dell’estrema destra campana hanno dato adito a provocazioni, da saluti romani a lanci di caschi veri e propri: provocazioni avallate dalla polizia che, meno gloriosamente di quanto hanno scritto i giornali, non hanno affatto diviso le parti, scagliandosi – piuttosto – esclusivamente contro gli studenti con due cariche consecutive, che hanno provocato diversi feriti e contusi. Tra questi, chi è stato fermato ha dovuto anche subire nei locali della Prefettura i soprusi delle forze dell’ordine, prodigatesi “eroicamente” in intimidazioni verbali e fisiche nonché in danneggiamenti ad effetti personali degli studenti.

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[La polizia aggredisce i manifestanti in presidio a piazza Plebiscito]

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[Il corteo risale via Mezzocannone]

Dall’episodio è risultata evidente l’alleanza tra fascisti e polizia: una connivenza intollerabile a cui si è data tempestiva risposta con l’occupazione del Rettorato dell’università Federico II e con l’organizzazione di un corteo che ha effettivamente preso corpo intorno alle 16.00, mentre il Ministro Carrozza presenziava al Conservatorio di San Pietro a Majella. Gli studenti, provenienti da piazza San Domenico, sono stati bloccati dai poliziotti a piazzetta Miraglia e, pertanto, hanno scelto di deviare per una strada secondaria che immette su via San Sebastiano, dove sono stati immotivatamente caricati per l’ennesima volta dalle forze dell’ordine, (MAL) dirette dal Vicequestore di Napoli Maurizio Fiorillo (leggi nota), che nell’euforia del massacro ha pensato bene di aggredire personalmente il giornalista e videomaker di Napoliurbanblog, Carlo Maria Alfarano (guarda il video), nonostante avesse dichiarato più volte di trovarsi lì per fare il suo lavoro. Ma questo losco figuro non è certo un neofita della gestione repressiva della piazza, come dimostra il suo passato recentissimo, nell’episodio squadrista del Primo Maggio, ma anche quello più remoto, eppure indimenticabile (ma non, a quanto pare, per lui), che nel 2001 lo vide a capo del reparto chiamato a supporto degli altri in piazza Alimonda, durante quella mattanza che fu il G8 di Genova.

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[La polizia impedisce il passaggio ai manifestanti a piazza Miraglia]

Ecco la preoccupante e pericolosa deriva repressiva che si è vista, a Napoli e non solo, nelle piazze del Paese fin dai primi giorni di insediamento del nuovo governo.

L’altro ieri a Milano e a Roma, il Primo Maggio e ieri a Napoli; il governo di larghe intese Letta si presenta col suo biglietto da visita: sgomberi di case occupate nella capitale e di una ex biblioteca nell’università milanese, tensione in piazza, macchina del fango contro le lotte sociali, polizia dentro le università, cariche in piazza, arresti, pestaggi, blindatura delle città, chiusura totale dello spazio di dissenso, persecuzioni giudiziarie e poliziesche.

WELCOME TO THE JUNGLE!

A noi la scelta: subire o ribellarci prima che sia troppo tardi!!!
Difendiamo assieme l’agibilità delle lotte sociali!
Riprendiamoci SPAZI, REDDITO, FELICITÀ!

Altri articoli in merito su:
• Il Fatto Quotidiano (leggi);
• Contropiano (leggi);
• Inchiestanapoli (leggi);
• Inchiestanapoli (leggi);
• Espressonline (leggi);
• Zero81 (leggi)
• Laboratorio politico Iskra (leggi)

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Primo Maggio a Bagnoli, la messa è finita: chi ha inquinato deve pagare! | Precarietà, devastazione ambientale, ingiustizia: la realtà che i sindacati non volevano vedere.

Primo Maggio a Bagnoli, la messa è finita: chi ha inquinato deve pagare!
Precarietà, devastazione ambientale, ingiustizia: la realtà che i sindacati non volevano vedere.

Un Primo Maggio difficile da mandare giù per i sindacati confederali che, ancora una volta, preferiscono far finta di non vedere ciò che la crisi e il teatrino della politica rendono invece sempre più evidente.
Sindacati che alla fine hanno preferito interrompere, dopo minuti di tensione, il concerto della manifestazione ufficiale del Primo Maggio, che si svolgeva a Città della Scienza, piuttosto che dare la parola, come richiesto, a un centinaio di manifestanti, arrivati a Città della Scienza a gruppetti dopo un corteo di centinaia di persone a Bagnoli, dopo che i blindati della polizia avevano impedito il transito su via Coroglio.
Non sono mancate le aggressioni da parte del servizio d’ordine del sindacato, che hanno trovato dall’altra parte la determinazione a voler prendere la parola, esercitando un diritto al dissenso che organizzazioni che si dicono democratiche dovrebbero conoscere bene e rispettare.primo maggio 8 buona
Questa la risposta a chi provava a prendere parola ad una messa in scena che sembrava essere quasi un sfottò per i giovani e i precari della città. Un concerto per la festa del lavoro, lavoro che come il futuro dei giovani e i precari è inesistente. Ma oggi i sindacati confederali piuttosto che preoccuparsi dei veri problemi che affliggono Bagnoli, hanno ben pensato di speculare sulla tragedia dell’incendio di Città della Scienza e sulle sue conseguenze, che ricadono ancora una volta sui lavoratori e sui cittadini.
Forse perchè gli interrogativi che negli ultimi giorni hanno attraversato le mobilitazioni seguite al sequestro di Bancarotta e dell’ex area Italsider, e la “settimana della rabbia di Bagnoli”, non interessano gli organizzatori del concerto – CGIL CISL e UIL – che infatti oggi chiedono a gran voce la ricostruzione di Città della Scienza, in modo autistico e incondizionato, ignorando tutto ciò che interessa l’area circostante, e allo stesso tempo glissando, in maniera preoccupante, di fronte alla legittima pretesa di conoscere gli autori dell’incendio, i loro mandanti, e il movente che li ha spinti.

Si badi bene: oggi, come nelle settimane precedenti, nessuno tra i centri sociali e i comitati territoriali ha mai messo in discussione la ricostruzione di Città della Scienza: tutt’altro, il messaggio è: vogliamo città della scienza, ma anche la bonifica, la spiaggia pubblica, gli spazi sociali, un’idea differente di sviluppo di quell’area che allontani per sempre la speculazione, la morte, la precarietà, la disoccupazione e l’emigrazione forzata che da 30 anni affliggono Napoli ed in particolare Bagnoli. primo maggio 10 buonaE forse proprio qui si spiegano le rigidità dei sindacati confederali che in questo mese non hanno mai accettato la richiesta di ricostruire città della Scienza sulla sponda opposta di Via Coroglio, restituendo al sogno (previsto anche dal piano urbanistico..) di una vera bonifica e della prima spiaggia pubblica della città!
Una rigidità, ammantata dalla solita retorica ricattatoria sulla salvaguardia dei posti di lavoro (salvo dimenticarsi che a Città della Scienza non si pagano stipendi da mesi e mesi prima dell’incendio) che oggi si è espressa fino alle estreme conseguenze: alla richiesta di un intervento sul palco, la risposte sono state spintoni ed insulti, fino a far esplodere la rabbia di chi in questa città non vede più alcuna prospettiva e non si sente rappresentato da nessuno.

Una noncuranza e un’assenza di disponibilità all’ascolto tanto più preoccupante se si pensa agli interessi speculativi che da decenni investono la zona, e che si sono già ampiamente concretizzati, dopo la chiusura della fabbrica, nella “rapina” privatistica del litorale, e nel disastro ambientale fotografato dall’ultima inchiesta della magistratura con centinaia di tonnellate di rifiuti seppelliti lì dove dovevano sorgere il Parco Verde e il Parco dello Sport.
Interessi e processi di cui Bagnoli e Napoli tutta continuano a pagare il prezzo, innanzitutto in termini di salute pubblica, con tassi di incidenza tumorale altissimi; con un piano urbanistico totalmente stralciato, e con il dramma sociale della disoccupazione e dell’assenza di un progetto di sviluppo che tenga conto dei bisogni e desideri collettivi delle comunità.
Interessi privati e oscuri, contro i quali negli ultimi due anni si sono intensificate campagne di partecipazione e sensibilizzazione, che hanno portato anche oggi interessanti risultati, che sono un esempio virtuoso per la città: come la delibera comunale che prevede la realizzazione della spiaggia pubblica sul litorale Coroglio-Pozzuoli o il progetto comunitario di riqualificazione della collina di San Laise, adiacente alla base NATO attualmente in dismissione.primo maggio 5
Oggi la vicenda di Città della Scienza e della sua ricostruzione ci dice che quella realtà oscilla tra un’esperienza potenzialmente positiva per un piano di rilancio basato sulle istanze e sui bisogni sociali sul piano dell’innovazione e dello sviluppo, e un’ambigua compatibilità invece col mantenimento dello status quo del mancato sviluppo dell’area, delle speculazioni e degli abusi, fungendo da “oasi” e immacolata concezione della gestione privatistica e clientelare che ha caratterizzato la politica del centro-sinistra Bassoliniano sulla vicenda di Bagnoli dagli anni ’90. Ambiguità che in primis i lavoratori dovrebbero preoccuparsi di sciogliere se non vogliono essere ritenuti complici del disastro che attorno a loro, geograficamente e socialmente, si è prodotto.

Che la voce di chi subisce quotidianamente il dramma dello sfruttamento, della precarietà, della disoccupazione, gli effetti della malapolitica – devastazione ambientale, corruzione, assenza di prospettive – dava fastidio alle rituali celebrazioni del Primo Maggio lo si era capito già dal primo pomeriggio, con un quartiere totalmente militarizzato.
Una blindatura assolutamente fuori luogo a fronte di una manifestazione pacifica che nasceva con l’intento primario di comunicare col quartiere e di far prendere parola i soggetti che realmente subiscono la crisi.
Oltre 500 persone hanno attraversato in corteo le strade di Bagnoli: studenti, precari, lavoratori in cassa integrazione, disoccupati, attivisti dei comitati cittadini e degli spazi sociali, cittadini del quartiere e da tutta la città. 
Una manifestazione fin dall’inizio fuori dal coro rituale e un po’ sbiadito dei festeggiamenti del Primo Maggio, non a caso a Bagnoli, luogo simbolo delle contraddizioni che attraversano il paese, territorio da decenni vittima del disastro politico, ambientale e sociale.
“Bonifichiamo Bagnoli – Chi ha inquinato deve pagare” così recitava infatti lo striscione di apertura: uno slogan, ma anche un principio, sul quale si sta costituendo da due settimane un Comitato cittadino di lotta per la bonifica, con l’obbiettivo di costituirsi come parte civile nel processo (come ha fatto il Comune di Napoli ma dalla parte dei cittadini), di mandare a casa i responsabili del disastro di Bagnoli, costringendoli a risarcire il quartiere, di riappropriarsi degli spazi sociali e dei processi democratici, di istituire un centro di monitoraggio sanitario che faccia luce sul rapporto tra inquinamento e incidenza tumorale, un osservatorio popolare di vigilanza democratica sulla bonifica.
Bonifica che Bagnoli aspetta da vent’anni, e che non è mai stata compiuta nonostante i fiumi di denaro pubblico che la Bagnoli Futura – società di trasformazione urbana a partecipazione pubblica – ha gestito drenandoli verso ben altri canali: basta vedere gli stipendi dei suoi dirigenti e consulenti.

Le bugie, i veleni, e le reazioni di coloro che oggi rifiutano di ascoltare chi lotta e partecipa, e prova a immaginare e costruire dal basso una città diversa dallo schifo che vediamo, sono un argine ben più pesante delle transenne divelte oggi davanti al palco di Città della Scienza.
Consapevoli o inconsapevoli essi sono complici del disastro a Bagnoli, come sono, volenti o nolenti, corresponsabili del dramma della precarietà, dei licenziamenti, della disoccupazione, della disperazione sociale, e del nuovo autoritarismo lavorativo, che nella crisi sotto la spinta dei governi dell’austerity si sono abbattuti sulle spalle dei più poveri. Que se vayan todos!
Loro possono auto-blindarsi se lo vogliono, ma la dignità e la lotta di chi prova a trasformare il presente e a riprendersi il futuro non può essere rinchiusa dentro alcun recinto o rituale!

VIDEO  riassunto video su FanPage che racconta la verità sulle contestazioni ai sindacati a Città della Scienza CLICCA QUI

VIDEO  prima degli scontri, il corteo del Primo Maggio delle realtà autorganizzate a Bagnoli in un video sul Corriere del Mezzogiorno  CLICCA QUI

GIOVEDì 2 MAGGIO, ALLE 11.00, ALLA ZONA PEDONALE DI VIALE CAMPI FLEGREI (adiac. staz. Cumana Bagnoli): CONFERENZA STAMPA DEL PRIMO MAGGIO DI BAGNOLI

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